Pippo Bufardeci
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Sistemi elettorali ed incongruenze
 


Per chi è, come me, un proporzionalista convinto, non può non seguire con grande attenzione il dibattito in corso sull’introduzione del sistema proporzionale per le prossime elezioni politiche.
Allo stesso modo va seguita con grande senso di responsabilità la proposta tecnica che è stata portata all’esame della Commissione costituzionale e che è già oggetto di calendarizzazione dei lavori parlamentari.
Ogni legge elettorale è semplicemente uno strumento che concretizza l’idea di Democrazia che vuole attuare uno Stato nel rapporto di rappresentanza fra cittadini elettori ed eletti.
Quindi ciò da cui si deve partire non è lo strumento, ma il contenuto.
Personalmente ho sempre creduto che una società democratica è tale se tutte le espressioni politiche, culturali ed ideologiche che si annoverano in essa trovano rappresentanza all’interno delle istituzioni ove si gestisce, nelle varie forme, l’esistenza stessa dello Stato ed il futuro dei propri cittadini.
Se il contenuto è questo lo strumento non può che essere il sistema proporzionale soprattutto nella gestione di una società molto complessa quale lo è quella italiana.
Il sistema maggioritario che ha caratterizzato gli ultimi decenni, ha adombrato la necessità della rappresentanza privilegiando il concetto della stabilità dei Governi e del rapporto diretto fra territorio ed eletto non più filtrato dai partiti.
Questi partiti, nel frattempo, avrebbero dovuto vedere anche un proprio ridimensionamento numerico.
Vi sono però state delle sbavature che hanno permesso un proliferare di gruppi politici tenuti assieme dalla necessità di fare maggioranza anche senza condividerne il programma, di dare maggiore peso al valore marginale del gruppetto che permetteva di acquisire il decimale per vincere e, tutto sommato, non ha prodotto stabilità se è vero che, nella stessa legislatura, quella di sinistra, si sono avuti più Governi.
Non ha nemmeno funzionato il rapporto fra eletto e territorio in quanto è stato più forte quello fra eletto e chi lo aveva proposto alla candidatura nel Collegio.
Una sorta quindi di scelta dei deputati da parte dei gruppi padroni degli schieramenti politici e non degli elettori che sono stati chiamati al semplice ruolo di ratificatori.
I difetti del sistema elettorale proporzionale risiedono, se non corretto, nella forte conflittualità fra i gruppi politici e nella instabilità di Governo.
I correttivi individuati in questa proposta di legge elettorale, a mio avviso, sono tali da riuscire, nella loro articolazione, a rispondere all’esigenza della coesione degli schieramenti, della rappresentanza delle varie articolazioni della società ed alla richiesta di stabilità di Governo.
Anche se si tratta di una proposta di compromesso ci sembra abbastanza valida e che, fra l’altro, ricalca la legge elettorale già in vigore in una importante regione rossa del nostra Paese.
Per questo riteniamo polemica di facciata propagandistica il suo rifiuto aprioristico senza discuterla da parte della sinistra che dovrebbe, eventualmente, contestarla nel merito proponendo soluzioni alternative.
Nell’ottica del merito, a mio avviso, la proposta di legge elettorale presenta gravi lacune di democrazia.
Mi riferisco all’ipotesi inaccettabile di liste elettorali bloccate dai partiti senza la possibilità, per i cittadini, di esprimere una preferenza che possa scegliere il candidato ritenuto più idoneo a rappresentarli ed a governarli.
Se ciò avvenisse sarebbe un obbrobrio capace di generare un deficit di Democrazia tale da sfiorare condizioni molto vicine alla dittatura che, in questo caso, si espliciterebbe attraverso la scelta della composizione parlamentare da parte di un ristretto gruppo oligarchico che dirige alcuni partiti.
I cittadini dovrebbero solo ratificare scelte e nomi proposti in base a criteri non rispondenti al reale giuoco democratico.
Ecco perché ritengo effimera la polemica sui tempi di proposta del cambio del sistema elettorale come fa il centro sinistra perché la negatività della proposta non sta nei tempi, ma nel grave deficit di rappresentanza che si otterrebbe non permettendo agli elettori di scegliere i propri candidati.
Quindi dovrebbe essere esigenza di tutti eliminare questa stortura se si vuole cementare maggiormente la Democrazia nel nostro Paese



Siracusa 30.09.2005

PIPPO BUFARDECI.
 

 

 

 

 

 

 

 

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